Fabiana Dadone: "Puntiamo sulla scuola, bene il salario minimo e basta stage non retribuiti".

27 ottobre 2021

Il futuro delle nuove generazioni sembra essere tornato al centro dei pensieri della politica. In questi giorni ne hanno parlato il Capo dello Stato Sergio Mattarella, poi il presidente del Consiglio Mario Draghi, oltre ai leader di partito del centrosinistra. E chi segue il tema dalla prima fila, la ministra per i Giovani Fabiana Dadone, del Movimento 5 Stelle, non può non essere soddisfatta:

«Era ora! È un segnale importante che il presidente del Consiglio li abbia considerati il cardine dell’azione del governo».

Concretamente, come si traduce questa volontà?

«Sarà fondamentale il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che dovrà avere un impatto effettivo sull’occupazione dei giovani e delle donne. Penso poi agli incrementi di risorse per la scuola e l’università, o al supporto alle politiche abitative per i ragazzi. Vengono chiamati mammoni e bamboccioni, ma poi raramente li si mette nelle condizioni di emanciparsi. Insomma, si deve iniziare a pensare che ogni riforma, ogni politica del governo, ha un impatto sui giovani e che questo impatto deve essere pesato». 

In questi giorni si discute di pensioni, ma delle pensioni dei giovani non parla quasi nessuno.

«È vero. Ho sentito Antonio Misiani, responsabile economico del Pd, dire che i giovani avranno pensioni sotto la soglia di povertà e sono d’accordo con lui. Si parla di quote e di scaglioni, ma nessuno pensa all’impatto che avranno sui giovani. Sarebbe opportuno ridiscutere la soglia minima delle pensioni e introdurre il salario minimo, per garantire la dignità del lavoro. Dall’altra parte, sarebbero utili degli incentivi, ad esempio sul riscatto dei titoli di studio, così da ristabilire un equilibrio generazionale».

Ci sono però 5,3 milioni di giovani inattivi, che non cercano lavoro. Come si recuperano?

«Stiamo mettendo a punto un piano di emersione. Non tutti i ragazzi che sono nelle classifiche degli inattivi sanno di essere tali. E non sono a conoscenza, quindi, delle attività formative, dei bandi europei e delle politiche attive del ministero del Lavoro che sono a disposizione degli inattivi. Vogliamo intercettarli, offrendogli questo ventaglio di opportunità. Ma c’è anche un altro fronte». Quale? «Quello del ponte con cui collegare il mondo della scuola a quello del lavoro. Il presidente Draghi ha parlato di 1 miliardo di euro stanziati per gli istituti tecnici: è un investimento che va in quella direzione. Anche noi, come ministero, abbiamo deciso di stanziare la quasi totalità dei nostri fondi per connettere la domanda di lavoro alle esigenze di un territorio e del suo tessuto produttivo. Non vogliamo creare braccia da lavoro, ma serve una formazione che sia più legata alle offerte lavorative».

Per il segretario del Partito democratico, Enrico Letta, il vero male delle nuove generazioni sono gli stage non retribuiti, che non fanno altro che creare precarietà.

«Difficile dargli torto. Piuttosto che insistere sulla politica degli stage si dovrebbe ripensare il contratto di apprendistato, che offre maggiori garanzie e una retribuzione dignitosa. Ma lo stage non può essere certo il modello con cui valorizzare il percorso di studi. Con il fondo delle politiche giovanili stavamo invece cercando di creare un Erasmus del lavoro: un’esperienza nelle aziende italiane con sede all’estero, con possibilità di essere assunti».

È un problema il modo in cui vengono raccontati i ragazzi di oggi?

«Sì, a partire dal racconto del reddito di cittadinanza che li frenava dall’accettare lavori stagionali: i dati Istat hanno smentito questa storia. Il problema sono i lavori sottopagati. I ragazzi vengono descritti come svogliati e poco inclini ai sacrifici, quando invece sono in una società di instabilità e precariato, tra stage e lavori poco dignitosi. È un bene che nel Pnrr si dia un segnale in questa direzione, imponendo alle aziende coinvolte nei progetti di assumere almeno un 30 per cento di giovani e di donne. Stiamo lavorando alle linee guida per dare attuazione alla previsione normativa che introduce questa soglia del 30 per cento».

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